DIA Divisione Investigativa Antimafia 2 semestre 2020

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DIA Divisione Investigativa Antimafia 2 semestre 2020

Messaggioda lidia.pege » lun ott 04, 2021 7:40 pm

RELAZIONE del Ministro dell’Interno al Parlamento
sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla
Direzione Investigativa Antimafia
RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO
Anche in Veneto è stato quindi svelato il modus operandi tipico di un locale
di ‘ndrangheta, che va dalla creazione di un reticolo di rapporti con amministratori pubblici e
imprenditori, all’intimidazione e all’assoggettamento ove necessario143.
La criminalità campana ha fatto rilevare la propria operatività sul territorio144 soprattutto nel
settore degli stupefacenti e nel riciclaggio. Emblematiche sono le operazioni “Piano B”145 che ha
messo in luce il tentativo di investimento di capitali illeciti da parte della famiglia IOVINE del
cartello dei CASALESI e “At Last”146. Quest’ultima ha tra l’altro disvelato come il cartello dei CASALESI
avesse riproposto da decenni in Veneto le medesime modalità d’azione adottate nella
regione d’origine per la commissione di estorsioni, rapine, usura, ricettazione e riciclaggio.
È presente sul territorio anche la criminalità pugliese. A Verona è infatti stata riscontrata una
“cellula” del clan DI COSOLA di Bari attiva nel traffico di marijuana e cocaina147, mentre per la
commissione di “reati predatori” sarebbe invece emersa l’operatività di pregiudicati foggiani
e brindisini.
Anche se risalente nel tempo è stata poi rilevata la presenza di soggetti riconducibili a cosa nostra
interessati al reinvestimento di capitali illeciti nel settore immobiliare148 soprattutto a Venezia.
Assunto confermato con l’operazione “Pupari 2.0”149 del giugno 2020 che ha evidenziato
come un pregiudicato150 di origine palermitana ma dimorante in provincia di Padova fosse
a capo di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una rilevante frode
all’IVA mediante l’utilizzo di crediti fittizi e l’interposizione di numerose società “cartiere”.
Sul territorio sono inoltre presenti gruppi strutturati di matrice etnica o multietnica principalmente
interessati al narcotraffico e alla tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della
prostituzione e del lavoro. Il traffico e lo spaccio di droga costituiscono, infatti, nel nord-est i
principali business della criminalità straniera che risulta composta principalmente da gruppi albanesi151,
nordafricani e nigeriani152, romeni, maghrebini, cinesi, filippini, senegalesi e gambiani.
Un quadro d’analisi complessivo che trova conferma nelle indicazioni del Procuratore della
Repubblica di Venezia153, Bruno CHERCHI, il quale ha tra l’altro evidenziato come per la “...
criminalità organizzata di stampo mafioso nella Regione Veneto si può motivatamente affermare che da
tempo vi è un rilevante radicamento soprattutto di locali ndranghetiste, ma anche di gruppi camorristici
e di mafie straniere, in particolari albanesi e nigeriane con differenti vocazioni delinquenziali e diverse
modalità organizzative. Le prime sono interessate all’infiltrazione nell’economia locale, notoriamente
ricca, sfruttando talvolta le difficoltà di imprese o attività minori e talaltra la predisposizione di qualche
imprenditore locale all’emissione e all’uso di fatture per operazioni inesistenti con finalità di sottrazione
agli obblighi contributivi. Le organizzazioni criminali straniere soprattutto allo spaccio di sostanze stupefacenti.
…”. Ed in relazione alle attività di contrasto ha proseguito specificando che “L’attività
è tesa soprattutto all’individuazione di locali che, senza condotte violente, se non in via eccezionale,
tendono a rafforzare la loro presenza nelle attività lecite del territorio… In particolare risulta necessario
un adeguato controllo del territorio che consenta di individuare fin da subito eventuali criticità anche
legate alla situazione di crisi economica in atto.” Ed in effetti è evidente come in termini prospettici
la temporanea crisi di liquidità generata dall’ “emergenza sanitaria” potrebbe costituire per la
criminalità organizzata un’ulteriore opportunità per l’acquisizione e il controllo, attraverso le
tipiche forme di usura ed estorsione154, di società in difficoltà.
Nel modulare l’azione di contrasto occorre avere presente che la criminalità ha da sempre
declinato i propri interessi secondo paradigmi variegati. Si rammenta ad esempio che già nel
2017 le cosche calabresi si sono infiltrate nel settore giochi e delle scommesse on line155 e che
anche le attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti rientrano da tempo nelle mire sia delle
organizzazioni mafiose, sia di un’imprenditoria “rapace” che spesso affianca la criminalità
organizzata. Quest’ultimo redditizio business rientra infatti tra i settori economici chenell’emergenza
“Covid” non hanno subito contrazione e che potrebbe tra l’altro risultare funzionale
al reinvestimento di denaro illecito. In merito e sebbene al di fuori di contesti mafiosi il 5
ottobre 2020 la Procura di Venezia ha emesso un provvedimento156 nei confronti di 8 indagati
per traffico di rifiuti al termine di indagini avviate nel settembre 2016 dopo il sequestro di un
capannone situato in Albignasego (PD). Nonostante nel semestre non siano emerse evidenze,
molte province del Veneto sarebbero infine teatro del fenomeno del “caporalato” presente in
ambito sia manifatturiero e industriale, sia agricolo.
Il quadro descritto evidenzia quindi l’esistenza di un substrato criminale strutturato e rappresentativo
anche di proiezioni di consorterie mafiose talora radicate nel territorio. E’ quindi
importante lo sviluppo di un’attenta attività di prevenzione mirata anche ad evitare “stabili
saldature” tra le diverse componenti criminali e tra queste e la società civile. E’ dunque necessario
sollecitare soprattutto nella classe imprenditoriale la consapevolezza dell’estrema pericolosità
del “fare affari” con le consorterie. Il più piccolo supporto economico fornito dalle
stesse, anche a tassi non usurari, innescherebbe un’inevitabile spirale perversa e la sottrazione
dell’attività.
Lidia Pege
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